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mercoledì 3 febbraio 2010

Red hot chili peppers - Mother's milk

1988, a pochi mesi dalla morte di Hillel Slovak, primo chitarrista nonchè membro fondatore della band, i Peppers sembrano sull'orlo dello scioglimento. Come se non bastasse, sconvolto dalla morte dell'amico, anche il batterista Jack Irons lascia il gruppo. E' in questo scenario apocalittico che Kiedis e Flea trovano la forza di continuare ingaggiando un fan del defunto Slovak alla chitarra, un certo John Frusciante, e un "fabbro" alla batteria di nome Chad Smith. Le sclete si rivelano assolutamente vincenti ed in pochissimi mesi la band sforna il primo di una lunga serie di capolavori discografici: Mother's milk. In questo disco le vecchie venature punk si vanno a perdere a favore di sonorità più propriamente funk; Frusciante porta nel gruppo freschezza compositiva, compattezza di suoni, melodia e quella timbrica inconfondibile che accompagnerà per sempre il suo stile. Anche l'altro nuovo acquisto trova il suo posto spondandosi perfettamente con le tempistiche contorte e "slappate" di Flea. 13 tracce che suonano come una scossa di energia pura, incanalata però da sapienti strategie compositive. Tra gli inediti, trovano spazio anche un paio di cover ("Fire" di Jimi Hendrix ed "Higher Ground" di Steve Wonder) splendidamente reinterpretate in chiave funk. Questi sono i Red hot chili peppers e questo è Mother's milk, il primo vero album che li consacrò come grandi della storia del rock.
Andrea

mercoledì 16 dicembre 2009

Camel - Mirage


1974, il miraggio di un cammello con uno sfondo desertico, che tanto ricorda i celebri pacchetti di sigarette, introduce il capolavoro di una band inglese generalmente poco considerata ma dalla personalità inconfondibile: i Camel. Mirage è un disco complesso, dalle sonorità spiccatamente progressive (nello specifico appartenenti alla rinomata scuola di Canterbury) e che evoca atmosfere radiose attraverso intrecci strumentali mai scontati. Nelle ariose tracce che compongono l'album, la grintosa chitarra di Andy Latimer dialoga alla perfezione con la psichedelica tastiera di Peter Bardens facendo delle parti strumentali il punto di forza della band. Su tutti i brani spicca "Lady fantasy", la lunga composizione finale che racchiude in sè l'essenza del suono Camel; qui l'anima marcatamente prog filtra attraverso assoli hard rock dove Bardens e Latimer si esibiscono in grandi virtuosismi. Momenti più morbidi e suadenti, alimentati dalla calda quanto criticata voce di Latimer, completano il brano che consacra Mirage a disco di riferimento del panorama rock progressivo inglese.
Andrea

mercoledì 2 dicembre 2009

Brian Eno, David Byrne - My Life in the bush of ghosts

Nel 1981 David Byrne e Brian Eno stupiscono ancora il pubblico con un disco sorprendente, My life in the bush of ghosts (la mia vita nel bosco degli spettri). Il titolo è ispirato ad una novella degli anni 50 dello scrittore sudafricano Amos Tutuola, è sembra perfetta per descrivere le atmosfere "surreali" che popolano quest'album. I fantasmi del disco sono voci campionate prese da gente di strada, cantanti pop o addirittura protagonisti di talk show... Ogni brano potrebbe avere una lunghezza indefinita ed è capace di guidarvi in un mondo fatto di suggestioni un po' inquietanti ma anche di ritmiche molto marcate, si esce ovviamente dalla struttura delle canzoni pop e solo la durata di ogni singolo brano (sui tre minuti) è un punto di contatto con la musica "commerciale". Strutturalmente il disco è diviso in due parti, la prima caratterizzata da sonorità funky e campionamenti molto particolari, la seconda di stile più ambient ma sicuramente non priva di quel fascino che caratterizza l'intero lp. In particolare consiglio di ascoltare America Is Waiting, Mea Culpa e The Jezebel Spirit in questi pezzi sono sintetizzate le atmosfere più interessanti che il duo britannicco vuole proporre al pubblico. Un consiglio ai meno coraggiosi, la parte vocale di una traccia è direttamente campionata da un esorcismo...fate voi.
Lorenzo

domenica 22 novembre 2009

ZU - THE WAY OF THE ANIMAL POWERS


















Gli Zu nascono a Roma nel 1997, anno della pubblicazione del loro primo album; il primo successo a livello internazionale lo avranno con IGNEO del 2002. Fino a oggi hanno pubblicato quattordici album, annoverano molte collaborazioni con artisti di fama mondiale (Mike Patton su tutti) e suonato ovunque nel mondo. Il loro stile è basato su continue evoluzioni ritmiche (spesso non esiste un ritmo di riferimento) e melodiche (anche se la melodia non è individuabile facilmente): è uno stile che diffcilmente si definisce, i generi in cui vengono inseriti sono il jazz-core, l'experimental rock, il punk-core e altri. Anche la formazione è atipica per una band rock: Massimo Pupillo al basso, Jacopo Battaglia alla batteria e Luca Mai al sax baritono.
The Way of the Animal Powers è l'album più rappresentativo della musica Zu, qui potete trovare l'essenza del suono che li ha resi famosi, però dovrete essere preparati e aspettarvi l'impossibile, loro riescono a sorprendere e ad appassionare. E' un album solo strumentale dove le uniche parti di voce sono delle registrazioni che difficilmente trovano una collocazione giusta all'interno delle loro divagazioni musicali.
Tra le altre cose, si sono aggiudicati il PIMI 2009 (Premio Italiano Musica Indipendente) come miglior gruppo italiano.
Pippo

mercoledì 28 ottobre 2009

Pain of salvation - The perfect element pt.1



2000, The Perfect Element  proietta Daniel Gildenlow e il suo gruppo, i Pain of Salvation, nell’olimpo dei grandi che hanno saputo creare dischi che siano al contempo originali, senza suonare come una copia sbiadita di qualcun'altro. Dire che in questo concept album si possono trovare il prog anni settanta e i Rush, miscelati con il crossover dei Faith No More e gli spigoli del new metal, è assolutamente esatto ma, al contempo, estremamente riduttivo. Ciò che arriva immediatamente è la capacità di questi ragazzi Svedesi di trasmettere emozioni; rabbia, amore, odio, disperazione, dolcezza e malinconia trovano una loro dimensione naturale e convivono perfettamente all’interno delle trame musicali che si snodano nelle 12 tracce che compongono il concept. Chitarre taglienti vengono affiancate da epiche tastiere su ritmi complessi, stacchi spagnoleggianti e intensi assoli si agganciano a momenti più riflessivi, su tutto la voce duttile e evocativa di Daniel. C’è spazio anche per un grande omaggio ai Pink Floyd in un lungo assolo di chitarra, che tanto ricorda quel Shine On You  Crazy Diamond, e che prepara l’atmosfera per il gran finale affidato alla titletrack . Anche i neofiti del metal non avranno difficoltà ad apprezzare un disco che riesce con la sua intensità a toccare le corde dell’anima facendo vibrare e trepidare anche l’ascoltatore con meno esperienza. Solo i grandi hanno il potere e le capacità di lasciare delle testimonianze tanto sopraffine della propria arte; fortunatamente i Pain of Salvation appartengono a quella categoria e The Perfect Element ne è la prova.

Andrea

mercoledì 21 ottobre 2009

Tortoise - Beacons of anchestorship

Dopo 5 anni uno dei gruppi fondamentali del post rock i Tortoise tornano con un disco che sorprende. In questo genere dove la band di chicago è in compagnia di altre celebri band come i Mogwai o gli Explosion in the Sky è facile ripetersi ma loro riescono a stupirci nuovamente... Naturalmente non è un disco da primo ascolto, ed ogni traccia descrive un mondo e uno stile diverso. L’idea comune di ogni singolo pezzo è però quella di farlo terminare in un modo del tutto diverso da come è iniziato, perdendoci tra echi di synth e mille tastiere di tutti i tipi. Vi consigliamo l’ascolto in particolare di Prepare your Coffin il singolo che ricorda un hard rock di vecchia data, oppure Northern Something il pezzo sicuramente più elettronico, in cui si fa riferimento alla drum’n bass. Merita anche Penumbra per farci riassaporare qualche sonorità progressive reinterprata in chiave elettronica e attualissima, e Yinxianghechengqi dove si citano i Nine Inch Nails attraverso sonorità industrial. I tortoise sembrano quindi rivolgersi a tanti possibili ascoltatori, ma la matrice post rock con cui è infarcito il disco lo farà sicuramente amare ai fan della musica più sofisticata.
Lorenzo

lunedì 5 ottobre 2009

King crimson - The power to believe


Una nuova miscela di suoni coordinati dal leader dei Crimson Robert Fripp, danno vita a un album innovativo, con melodie (e strumenti) complicate e musicisti di grandissimo calibro:
Trey Gunn ci fa conoscere la Warr Guitar (strumento simile al StickGuitar), suonata con tecnica tapping. Pat Mastellotto è il batterista, musicista completo: ha inciso album che spaziano dal jazz al metal. Adrian Belew il chitarrista, ha suonato con Frank Zappa e collabora da moltissimo con i Crimson. Robert Fripp uno dei più grandi esploratori e pionieri della musica rock.
L'album è eterogeneo, anche se il suono dominante è duro, molto vicino al metal, si possono ascoltare melodie oniriche e più "calme", infatti in Power to Believe è presente una componente elettronica fatta principalmente di campionature di batteria. In molti casi si assiste a una mancanza di melodia e di ritmica che ci fa capire l'enorme lavoro svolto: sembra che ogni singola nota sia nata dopo mesi di studio; il tutto però non risulta stonato, anzi, ha una forte presa e incuriosisce l'ascoltatore. Un  unico consiglio: non cercatedi capirlo subito e non vi aspettate di avere una facile lettura dopo il primo ascolto, dovrete essere pazienti e dovrete premere play più volte: d'altronde sono i King Crimson.

Pippo

giovedì 24 settembre 2009

No-man - Flowermouth


1994, Tim Bowness e Steven Wilson (leader dei Porcupine Tree) decidono di dare ufficialmente inizio al progetto No-Man con l'album Flowermouth. Alla mai scontata chitarra di Steven e all'evocativa voce di Tim, si affiancano le magistrali prestazioni di Richard Barbieri, Ian Carr, Ben Coleman, Mel Collins, RObert Fripp, Lisa Gerard, Steve Jansen, Chris Maitland e Silas Maitland. Ogni singolo artista, con il suo bagaglio d'esperienza e di stile, è alla ricerca dell'Album perfetto; un bouquet di tromba, violino, violoncello, clarinetto, sax, chitarra, pianoforte, tastiera, percussioni e suoni digitali. I generi Rock, Jazz, Pop e Elettronica si intrecciano dando vita a pezzi unici. Ogni singolo brano s dilata e si trasforma per ampliare al massimo aspetto e struttura; c'è spazio sufficiente per duetti, soli, tappeti sonori che da angoli cupi aprono a sonorità più distese. Un album d un'eccellenza senza tempodedicato a chi ha interesse ad incrociare nuove sperimentazioni d'unione tra "l'antico" e l'ultra moderno, in un campo musicale che già in partenza, vista la presenza di ospiti illustri , diventa molto affascinante e alquanto curioso oltre che estremamente rilassante.

Andrea